un episodio grave e paradossale ha segnato il Festival Laguna Sud – il Cinema fuori dal Palazzo, organizzata dalla Pro Loco in collaborazione con Zalab, con il sostegno economico del Comune di Chioggia. La proiezione del film “Fiume o Morte!”, dedicato all’impresa di Gabriele D’Annunzio, ha infatti provocato una reazione improvvisa e incoerente da parte dell’Amministrazione comunale, sfociata in un atto di censura mascherata e in un evidente cortocircuito politico-amministrativo.

A giugno, la Giunta aveva deliberato l’assegnazione di 12.500 euro alla Pro Loco per realizzare la rassegna, che si tiene da oltre un decennio. Le locandine sono state regolarmente diffuse con esenzione dei diritti di affissione, prassi riservata alle iniziative proposte o patrocinate dal Comune. Alla conferenza stampa di presentazione, Sindaco e Assessore alla Cultura hanno partecipato elogiando la manifestazione e il valore culturale dell’iniziativa.

Il clima è cambiato improvvisamente alla vigilia della proiezione del film su D’Annunzio. Alcuni Amministratori hanno giudicato l’opera “irrispettosa”, generando un malcontento politico, che stava per tradursi in un blocco della proiezione. Si è scelta una strada alternativa: diffidare gli organizzatori dall’utilizzo del logo del Comunesostenendo che il patrocinio non fosse mai stato concesso.

Una posizione che cozza con i fatti. E soprattutto una posizione giuridicamente insostenibile: un affidamento economico non è un patrocinio (vero!), ma è altrettanto vero che non si finanzia con 12.500 euro una manifestazione, che non si vuole patrocinare. La contraddizione è evidente.

Il caso solleva due questioni fondamentali:

·       Responsabilità amministrativa — È chiaro che nessuno degli Amministratori contrari alla proiezione ha letto la proposta progettuale prima di approvarla. Una leggerezza che ha generato un intervento tardivo e maldestro.

·       Coerenza istituzionale — Non si può sostenere che un evento non sia patrocinato quando lo si finanzia, lo si presenta pubblicamente e si autorizza la diffusione delle locandine con esenzione dei diritti di affissione. È un cortocircuito politico che danneggia l’immagine dell’Istituzione e crea sfiducia nei confronti degli operatori culturali.

Il tema della censura resta sullo sfondo, ma non può essere ignorato: intervenire sul logo per “punire” un contenuto sgradito è una forma di pressione politica, che contraddice i principi di libertà culturale e pluralismo.

La comunità culturale di Chioggia (e non solo!) merita chiarezza, rispetto e coerenza. La Cultura non può essere finanziata al mattino, celebrata al pomeriggio e censurata alla sera.