
Comunicare attraverso la Poesia significa scegliere una strada, che non procede in linea retta. È un linguaggio, che non descrive: evoca. Non spiega: suggerisce. Non indica un volto, ma lascia intravedere un’ombra. La Poesia vive di simboli e questo la rende uno strumento potente per raccontare personaggi storici, senza mai citarli.
Quando si parla di figure del passato, la tentazione è quella di ricorrere ai nomi, alle date, ai fatti. La Poesia, invece, permette di spostare l’attenzione dal dato biografico all’essenza.
Descrivere un personaggio storico, senza nominarlo, significa trasformare la sua identità in un campo di immagini.
Si pensi alla frase “Ceramiche spezzate nel parco originale ed una cattedrale di cui non c’è uguale” e ditemi che non è subito Spagna?! Che il pensiero non vi è andato al colorato Parc Güell, che non vi siete immaginati di essere davanti alla Sagrada Familia, con il nome di Gaudì in testa.
Ed ancora: “Ma le gioie di stare in mezzo al mio giardino, coglier le sfumature di ciò che ho più vicino, rose, iris, ninfee dal ponticello…”. Parlatemi di ninfee e per me è subito Impressionismo! E’ subito: Monet.
Questa è la magia della Poesia. Il lettore non riceve un nome, ma un’esperienza.
La poesia diventa così un gioco, un invito a partecipare.
Perché funziona? Perché non spiega, accompagna.
E soprattutto perché, quando si tratta di personaggi storici, la Poesia permette di andare oltre alla superficie: non interessa ciò che hanno fatto, ma ciò che ha significato.
E’ una forma di memoria attiva. Non si limita a ricordare: rielabora, interpreta, rinnova.
È un modo per dire che la Storia non è un museo, ma un dialogo continuo.
Questo il mio pensiero dopo aver letto il libro di Nella Talamini, “GiocArte”.
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