Qualche giorno fa ho avuto il piacere di partecipare all’evento “Parole di partecipazione attiva”, organizzato dalla Fondazione Compagnia di San Paolo al museo M9 di Mestre (Ve). Un appuntamento, che non è stato solo un momento di confronto, , ma un vero laboratorio di idee, su come ripensare la cultura in chiave inclusiva, democratica e profondamente umana.

È stata anche l’occasione per rivedere due figure, che hanno segnato il mio percorso nella Masterclass “Cantiere Città”: Francesca Velani e Bertram Niessen, professionisti, che continuano ad essere fari nella creazione e gestione di una Cultura, intesa veramente me bene comune.


Accessibilità: il linguaggio come primo ponte – l’intervento di Babet Trevisan

Babet Trevisan, della Fondazione Querini Stampalia, ha portato un contributo, che ha colpito tutti per la sua chiarezza: come si arriva davvero all’accessibilità?
La sua risposta è stata semplice e rivoluzionaria allo stesso tempo: si parte dal linguaggio.

La Fondazione, ad esempio, ha scelto di dare voce agli “invisibili” del museo – personaggi celebri e meno noti, spesso dimenticati – invitandoli a rileggere la collezione con occhi nuovi.
Una lettura che mette al centro:

  • il mondo queer
  • la parità di genere
  • le narrazioni marginalizzate
  • le sensibilità che la storia dell’arte ha spesso ignorato

Il messaggio è stato potente:
il museo del futuro non sarà definito dalla tecnologia, che possiede, ma dalle persone, che saprà accogliere.


La multidimensionalità dell’accessibilità – l’intervento di Sara Maggiono (Microclima)

Sara Maggiono ha ampliato il discorso introducendo un concetto fondamentale: l’accessibilità non è mai unidimensionale.
Non riguarda solo le disabilità fisiche o sensoriali, ma anche:

  • l’accessibilità economica
  • quella cognitiva
  • quella emotiva
  • quella sociale

Una cultura davvero accessibile è una cultura, che non esclude nessuno, in nessuna forma.


Democrazia culturale come missione pubblica – l’intervento di Michele Casarin

Michele Casarin, presidente dell’Accademia di Belle Arti e responsabile dell’area cultura del Comune di Venezia, ha portato esempi concreti di come un’amministrazione pubblica possa trasformare i principi in azioni.

Ha raccontato la nascita di un settore dedicato alla disabilità sensoriale.
Un caso emblematico di come la diversità, quando entra nei luoghi decisionali, generi innovazione.

Ha, inoltre, definito il concetto di democrazia culturale, come la linea guida imprescindibile per un ente pubblico.
Lavorare secondo il principio della democrazia culturale significa pensare davvero per tutti, rispettando disabilità, sensibilità politiche, religiose, culturali.

Un esempio virtuoso?
La biblioteca per bambini di 600 mq a Venezia: non solo libri, ma tavoli da ping pong, un grande giardino, spazi sicuri e accoglienti.
I bambini la frequentano volentieri, perché lì si sentono protetti.
E questo, in fondo, è il cuore della cultura: creare luoghi in cui ci si possa riconoscere.


“Non ti diamo degli strumenti: siamo noi lo strumento” – l’intervento di Matteo Giannasi

L’intervento di Giannasi mi ha lasciato un segno profondo.
La sua frase – “Non ti diamo degli strumenti, siamo noi lo strumento” – racchiude una visione che dovrebbe guidare Comuni, Regioni e Stato.

La cultura non è un kit da distribuire, ma una relazione.
È la capacità delle istituzioni di mettersi al servizio, di farsi tramite, di diventare esse stesse strumento di accesso, ascolto e partecipazione.


Un evento che lascia una direzione chiara.

Parole di partecipazione attiva non è stato solo un incontro, ma un invito a ripensare il nostro modo di fare cultura.
Un invito a costruire istituzioni, che non si limitino a offrire servizi, , ma che sappiano accogliere, interpretare, includere.

La cultura del futuro non sarà definita dai dispositivi digitali, ma dalla qualità delle relazioni, che sapremo generare.
Dalla capacità di vedere chi oggi è invisibile.
Dalla volontà di costruire spazi in cui tutti possano sentirsi parte.

E, soprattutto, dalla consapevolezza che la partecipazione attiva non è un atto, ma un processo.